Camera con Vista
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IL COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTO SPIRITO |
(Il Monastero e La Chiesa di Santo Spirito)
Sorge nella antica Terra Nuova o quartiere chiaramontano, alla fine della via Foderà, antica via Carnevali, antica via Maestra, alla cui fine sorge la chiesa del Purgatorio.
Risulta realizzato per volere di Marchisia Prefolio, contessa di Caccamo e l’atto di donazione data del 1299. La donazione comprendeva oltre al monastero vero e proprio, terre, case, una conceria, una bottega e due mulini. Comprendeva ancora i censi di 28 case siti intorno all’abbazia, 5 schiavi tra cui una donna e una buona quantità di bestiame, buoi, giovenche, scrofe e ovini.
Marchisia era moglie del palermitano Federico I Chiaramonte o Giovanni III Chiaramonte e sottomise il monastero a quello di Casamari. Detto Bataranni per le sue dimensioni e importanza. Già esisteva nel 1295 per cui si suppone che l’edificio dati del 1290. Nel 1579 Gregorio XIII sottrasse il monastero dalla giurisdizione dell’abate di Casamari e lo sottopose a quella del vescovo di Agrigento.
Nel 1866 gran parte dell’edificio divenne proprietà dello Stato. Oggi è proprietà del Comune che l’obbligo di destinarlo a sede di istituzioni che avessero la possibilità di tutelarne l’integrità e la conservazione. Le azioni belliche lo danneggiarono gravemente.
Nel monastero vissero e poi furono sepolte nella sua chiesa parecchie donne dei Chiaramonte fra cui Isabella dopo la decapitazione del marito Andrea nel 1392.
Al piano terra, di fronte all’ingresso è l’Aula Capitolare il cui portale d’ingresso in stile chiaramontano è fiancheggiato da due bifore.
Nel lato nord è la Cappella del Monastero eretta da Costanza II di Chiaramonte, figlia del Conte Manfredi, intorno al 1350. Il portale è a doppio archivolto a tori e gole. I capitelli delle colonnine sono decorati con cespi di palmette traforate. Ha pianta quadrangolare e copertura con volta a crociera costruita a piccoli conci su 4 costoloni snelli e tagliati a spigolo vivo ornati sulla chiave da una gemma a doppia rosetta, costoloni su pilastri angolari sfaccettati ornati da capitelli a doppio ordine di foglie.
La cappella ospita il Presepe artistico di Roberto Vanadia che riproduce il quartiere Rabato di Agrigento la cui organizzazione urbanistica è a griglia spontanea con botteghe artigiane, riprodotte con grande cura e maestria e il modo di vivere semplice della popolazione alla fine dell’800. All’interno della cappella la nicchia absidale presenta arco a sesto acuto con motivi a zig zag e a denti di sega. Nella fascia interna dell’arco si notano resti di affreschi con simboli della Passione di Cristo.
Accanto alla cappella è un piccolo ingresso del monastero. Nell’atrio dell’ingresso si trovano vari reperti tra cui delle formelle di corporazioni provenienti dalla Chiesa del Carmine non più esistente, elementi di un antico organo, stemmi di famiglie nobili tra cui quello dei Montaperto.
A sinistra dell’atrio si apre una porticina che immette nei locali di punizione delle suore. Una scala moderna porta ai piani superiori che ospitano le sale del museo civico. Lungo le pareti della scala si notano quadri di vari artisti locali contemporanei.
L’Aula Capitolare (m. 9 x 8) ha portale a sesto acuto fiancheggiato da due bifore anch’esse a sesto acuto con decorazioni zigzaganti di gusto orientaleggiante.
Il Refettorio a pianta rettangolare (m.36 x m.9) presenta all’interno 8 arconi sporgenti dal muro e realizzato nel 1621. Per molto tempo qui venne ospitata la Biblioteca Comunale. Oggi ospita parte della pinacoteca del Museo Civico.
Il Dormitorio sopra il refettorio presenta bifore e monofore in stile gotico chiaramontano. Oggi ospita la Collezione Sinatra del Museo Civico.
Il Museo Etno-Antropologico di Arte Contadina Antonino de Gubernatis contiene attrezzi di lavoro, umili suppellettili, macchine primitive per fare la pasta, il burro, il gelato, per tostare il caffè, e tanti altri oggetti.
La navata è aperta a destra da 5 finestre, mentre a sinistra le finestre sono semplicemente raffigurate ad affresco. Al di sopra dell’ingresso vi è la Cantoria, sorretta da 4 colonne.
Il soffitto ligneo a cassettoni a vista presenta al centro un cassettone ottagonale con la raffigurazione dello Spirito Santo, rappresentato da una colomba circondata da angeli.
Le pareti laterali della navata sono coronate dagli stucchi di Giacomo Serpotta (1656-1732). In alto tra le finestre si notano allegorie delle Virtù. In basso in profondi riquadri sono rappresentate scene dell’infanzia di Gesù. Da sinistra: la Natività, l’Adorazione dei Magi; a destra: la Fuga in Egitto e la Presentazione di Gesù al Tempio. Si tratta di 4 quadroni ad alto rilievo. Il lavoro viene assegnato alla piena maturità dell’artista palermitano. I quadroni sono coronati da putti dalle più bizzarre attitudini relative alla scena che ogni quadro rappresenta.
Le opere in stucco furono commissionate allo scultore palermitano Giacomo Serpotta (1656-1732), con atto del 23 marzo 1709 del notaio Gaspare Cavaleri di Girgenti, dalla Badessa Madre Maria Crocifissa Labiso. Costituiscono importanti testimonianze di un capitolo tutto siciliano dell’arte barocca.
Sulla parete di sinistra dentro una nicchia, subito dopo l’ingresso, ammiriamo la statua della Madonna del fonte col Bambino. Sotto la statua vi è un bassorilievo raffigurante l’Annunciazione e la Natività e attribuita a Giorgio da Milano, valido scultore operante nella cerchia del Gagini. Data del 1497.
Si ammira pure un affresco della Madonna col Bambino e Santi in adorazione di Apelle Politi del 1855 e dedicato dalla badessa Maria Grazia Bordonaro.
Più avanti campeggia il Crocifisso ligneo di ignoto.
Sulla parete destra si trova la Strage degli Innocenti del 1704, copia di un originale di Rubens.
Tra il Presbiterio e la Sala spiccano paraste barocche.
Nel Cappellone sono rappresentate la Gloria con il Padre Eterno e il trionfo dello Spirito Santo adorati più in basso da San Bernardo, San Benedetto ed Angeli