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LA CATTEDRALE DI AGRIGENTO

 

Dal 1951 la Cattedrale di Agrigento è Basilica minore.

L'inglobamento della primitiva della primitiva Cattedrale di San Gerlando dovrebbe essere avvenuto nel Trecento nell'ambito della grande opera di riqualificazione urbana voluta dai Chiaramonte che governarono la città; un luminoso periodo, che giustamente è stato definito "Il Rinascimento di Girgenti".

C’è chi vuole che il nucleo originario sia la prima parte dell’attuale edificio, quella con i pilastri normanni e poligonali e il soffitto a cassettoni.

Inizialmente la Cattedrale fu dedicata a Maria Assunta, a San Giacomo e agli Apostoli. La Cattedrale fu terminata alla fine del 1095 e affidata a S. Gerlando.

La prima parrocchia latina, dedicata all’Assunta e costruita da Gerlando aveva ricevuto una pianta semplice e unitaria. L’opera gerlandiana aveva avuto un significato geopolitico rispetto ad una popolazione che non era tutta cristiana né, per la parte che lo era, risultava esser stata fatta in quell’epoca di osservanza latina. Il sito prescelto per l’erezione della nuova parrocchia era rispondente alla superiorità ed all’immanenza dell’insediamento politico-religioso normanno. Il precetto edilizio gerlandino veniva connesso al significato ed al valore della topografia piuttosto che al linguaggio dell’architettura. L’edificazione dell’Assunta è un’azione programmatica ed una scelta politica che non si compiono né si realizzano del tutto in una perfetta impresa architettonica, tant’è che dopo la morte del vescovo si procede all’ampliamento dell’opera inglobandone il volume, a guisa di una reliquia, nel transetto della nuova Cattedrale a tre navate che rappresentano l’organizzazione compositiva, gerarchica e teologica dello spazio.

La Cattedrale divenne la sede del parlamento cittadino e delle riunioni del popolo e la sede del potere. Tutte le chiese costruite successivamente avranno una pianta rigorosamente semplice e disciplinare a conferma di una concezione ordinale dell’edilizia religiosa ed anche in ossequio ai dettami costruttivi tridentini, nonché come conseguenza del dirottamento del più delle risorse economiche locali e dello smorzamento delle idee grandi e polivalenti.

Nel corso dei secoli le frane hanno reso necessari vari interventi di restauro, durante i quale si è provveduto anche ad arricchire la Cattedrale di affreschi e stucchi, per cui sono presenti vari stili (normanno, gotico-chiaramontano, rinascimentale e barocco). L'ingresso principale è dominato dalla Torre Campanaria eretta nel 1470 dal canonico Giovanni Montaperto. Essa sul lato Sud presenta delle finestre ogivali cieche ed un balconcino con inferriata "a petto d'oca".

L’architetto Pietro Scichilone di Licata nel 1760 venne incaricato di procedere alla stima del terreno e del fabbricato del giardino del castello di proprietà della Duchessa di Castrofilippo.

Nel 1755 tutta la parte in intaglio del prospetto venne eseguita in pietra della cava di S. Benedetto nel territorio agrigentino. In quell’epoca vi lavorano Maestro Diego Pennica seguito dal Maestro Filippo Zirafa.

La Cattedrale di S. Gerlando oggi si presenta con la facciata e la scalinata d’ingresso rimaneggiate più volte a cominciare dal Seicento.

Il terremoto del 1693 provocò vari danni alla Cattedrale e al Palazzo Vescovile.

Nel lato meridionale della chiesa si trova l’ingresso secondario dominato dalla Torre dell’orologio e dalla Meridiana in marmo bianco con i numeri romani opera di maestranze locali del XVI sec.

La cattedrale conserva l’impianto planimetrico normanno a croce latina.

L’interno è a tre navate; la navata centrale a partire dall’ingresso si può così dividere:

la PRIMA PARTE della navata, la più antica (XIV sec.) presenta massicce colonne poligonali: quelle del lato destro sono originali, quelle del lato sinistro sono state ricostruite forse nel XVI sec dopo che era crollata una buona parte della navata sinistra.

la SECONDA PARTE della navata è di epoca rinascimentale e barocca ha colonne cilindriche.

Nel Seicento il Vescovo G. Orosco de Leyva de Covarruvias (1509-1606) fece uniformare a queste anche le colonne poligonali, rivestendole di stucco.

Di particolare pregio sono i soffitti lignei a cassettoni dorati sui quali campeggia una grande aquila bicipite, tutta dorata. Ai lati vennero posti due scudi di stucco con lo stemma imperiale e con la scritta in uno "Magno Filippo novi et antiqui orbis monarchae semper Augusto" (che fa riferimento al sovrano spagnolo Filippo IV) e nell’altro "Anno ab orbe restaurata 1663".

la TERZA PARTE è costituita dal Transetto e dall’abside centrale ricca di pesanti decorazioni barocche in stucco (festoni, ghirlande, motivo floreali, puttini) realizzati da autore ignoto del XVIII sec al tempo del Vescovo Ramirez (1697-1715).

L’abside centrale presenta nelle pareti di destra e di sinistra del coro centrale dei Quadroni eseguiti tra il Settecento e l'Ottocento dal palermitano Vincenzo Bongiovanni.

Tutta la chiesa, le tre navate, il transetto, le colonne tendono e convergono ad un punto comune: l’altare che è il simbolo di Cristo, vittima, sacerdote ed altare.

Nel catino absidale è rappresentato il Paradiso come scopo supremo della Chiesa e delle anime, trionfo della verità e della giustizia, premio eterno, gioia, ineffabile allegrezza, vita intera d’amore e di pace. È opera dell'abate Michele Blasco di Sciacca (1628-1685) che vi si raffigurò sotto le vesti di un apostolo (ultimo a sinistra di chi guarda) con un libro su cui di legge Dom. Michael Blasco pinxit.

L’abside termina con un organo a canne e con un grande affresco raffigurante l'Apoteosi di Maria assunta in cielo tra i 12 apostoli .

L’organo fu voluto dal mons. G.B. Peruzzo nel 1934 e il suo prospetto fu ricavato da due antichi organi barocchi fatti realizzare dal Vescovo Traina (1626-1651) in sostituzione di quelli precedenti giudicati inadatti all’importanza del duomo. Il nuovo organo fu completato con le gradinate lignee del Coro. La realizzazione fu affidata alla ditta V. Mascioni di Cuvio (Varese) e l’inaugurazione avvenne con un concerto dell’organista Roberto Rosso.

L’ala sinistra del Transetto fu nel Quattrocento utilizzata come Cappella della famiglia De Marinis, dedicata a S. Girolamo. Oggi è il Battistero. Fu realizzata da Domenico Gagini coadiuvato da Andrea Mancini nel 1493 e contiene nella parete sinistra il bel sarcofago in marmo bianco con la figura di un guerriero defunto scolpita sul coperchio ed eseguito dagli scultori Andrea Mancino e Giovanni Gagini per il Magnifico Giosuè De Marinis, barone del Muxaro.

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